Ancora una volta sui principi ispiratori del nuovo Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti Urbani, la filosofia che vi sottende, seppur non sempre coerente e lineare, ci piace e ci convince: quando il modello è fondato su “risorse e non rifiuti” con l’economia circolare al centro, basato sulla riduzione dei rifiuti, l’aumento della differenziata, il riuso e il riciclo, la trasformazione del rifiuto in energia, non si può che essere d’accordo.
Ma se ci discostiamo dalle affermazioni di principio, ci rendiamo conto che trattasi di pura teoria e noi gradiremmo, invece, soffermarci sulla realtà dei fatti quali, ad esempio, i risultati finali del Piano vigente che, rispetto alle previsioni che lo avevano accompagnato, di certo non hanno brillato e sono stati esiti molto lontani dagli obiettivi fissati ed auspicati.
Riteniamo, purtroppo, che anche questa volta agli intenti dichiarati non seguirà la concretezza dei risultati attesi, poiché vi è un vizio di fondo che conduce inevitabilmente verso emergenze (annunciate) che penalizzeranno, ancora una volta, chi già da tempo chiede inversioni di tendenza rapide, impegnative e sostanziali.
Tale difetto consiste in un ottimismo di maniera che si racchiude nella supposizione della riduzione del 10% dei rifiuti, del 30% della produzione dei rifiuti alimentari (per effetto di cosa o di chi?) e del raggiungimento del 65% di differenziata entro il 2020.
Ipotesi per noi irrealistica allo stato della situazione reale della cultura imperante, degli insufficienti interventi politico-amministrativi e dell’effettivo esercizio di adeguati controlli e relative sanzioni. Valga per tutti la previsione dell’art. 205 del D.Lgs. 152/2006 che stabiliva già per la fine del 2012 (!!!) il raggiungimento del 65% di raccolta differenziata in tutto il territorio nazionale e che, invece, fra deroghe e concessioni, ha spinto sempre oltre tale scadenza, mentre i territori gravati da siti con discariche, come quello fra Mola, Polignano, Conversano e Rutigliano, hanno continuato a subire inquinamenti massicci.
Tutto ciò non può non trovare un momento di confronto sul piano generale delle iniziative da intraprendere rapidamente e che pure fanno capolino nel PRGRU, quali una nuova organizzazione del servizio di raccolta, la revisione e adeguamento degli impianti di trattamento meccanico biologico, il rafforzamento della dotazione impiantistica regionale dedicata al recupero della FORSU, la realizzazione di un impianto destinato al trattamento del percolato, di un altro destinato al trattamento e recupero dei rifiuti prodotti dallo spazzamento stradale e di tre impianti di trattamento e recupero vetro, plastica, carta e cartone.
Un simile quadro, però, resterà insufficiente e solo sulla carta se non verranno assunti provvedimenti tempestivi sui diversi fronti quali, ad esempio, interventi coercitivi verso i “recalcitranti” (commissariamenti ad acta e penalizzazioni per i Comuni non virtuosi e non in regola con le previsioni di Piano) e nterventi specifici per quelle situazioni di impianti di trattamento e smaltimento la cui genesi di insediamento, prima, e magari frangenti giudiziari successivamente intervenuti (vedi Martucci) richiedono, invece, immediate decisioni correttive, da inserire nel Piano.
Tutto ciò difetta nell’attuale stesura di proposta del nuovo PRGRU.
Se poi rivolgiamo l’attenzione allo specifico del territorio sul quale noi agiamo, ebbene, com’è noto, da tempo la nostra Associazione “Chiudiamo la discarica Martucci” di Mola, unitamente a diversi altri Comitati, Circoli, associazioni ambientaliste, locali e non, assieme alle Civiche Amministrazioni (non sempre con la stessa costanza e convinzione) hanno segnalato come ineludibile la questione ormai quarantennale di contrada Martucci, ove nel tempo circa 40 ettari di territorio agricolo, fertile e fortemente produttivo, sono stati trasformati in discariche ed insediamenti di impianti di trattamento dei rifiuti. Abbiamo più volte denunciato la inidoneità del sito in contrada Martucci ad ospitare discariche, perché è caratterizzata dalla presenza di numerose doline (e vore e inghiottitoi), fenomeni carsici tipici del nostro territorio che prendono la forma di profondi imbuti che fanno defluire velocemente nel sottosuolo le acque delle piogge (nonché il percolato dei rifiuti), il tutto certificato a suo tempo dalla stessa Provincia di Bari.
Questa verità, sempre trascurata ed omessa, è stata anche affermata dalla Procura di Bari, in un suo comunicato stampa diffuso il 23.04.2013, a seguito del sequestro penale delle vasche di servizio/soccorso realizzate con l’impianto complesso di trattamento dei rifiuti in contrada Martucci, che puntualmente recitava “riscontri documentali e testimoniali hanno consentito di accertare la strutturale inidoneità morfologica del sito di contrada Martucci.” A ciò faceva seguito il provvedimento con cui il GIP Annachiara Mastrorilli il 18.04.2013 disponeva il suddetto sequestro, nel quale i leggeva che “in occasione del sopralluogo eseguito il 31.01.2013” la Procura di Bari ha riscontrato “la presenza di vore (…). Quanto riscontrato evidenzia la possibile presenza di rischio di contaminazione delle acque di falda a causa della diretta comunicazione del percolato di discarica attraverso i predetti punti di comunicazione (vore e doline).”
La presenza di simili formazioni carsiche era peraltro confermata nella relazione geologica e geotecnica allegata agli atti del procedimento per il rinnovo dell’Autorizzazione Integrata Ambientale dell’impianto complesso di trattamento dei rifiuti con discarica di servizio/soccorso a servizio del Bacino Bari 5 realizzato in contrada Martucci, tanto che il Comitato tecnico provinciale, il 12.03.2013, in seguito alla lettura della stessa relazione aveva affermato che “l’intervento non è coerente con le prescrizioni di normativa.” Infatti il D.Lgs. 36/2003 afferma che le discariche non vanno ubicate “in corrispondenza di doline, inghiottitoi o altre forme di carsismo superficiale” (punto 2.1 dell’allegato 1).
Pertanto, oggi più che mai, per lo stato di abbandono in cui versa l’intera area si chiede che il sito di contrada Martucci venga definitivamente stralciato dal Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti di prossima approvazione da parte del Consiglio Regionale e venga colà cessata, al più presto, ogni attività ed iniziate le necessarie opere di bonifica.
Ed a proposito del nuovo Piano di bonifica delle aree inquinate,” strumento fondamentale per eliminare l’inquinamento e il degrado del suolo e delle acque sotterranee, ma anche per prevenirli e contenerli” è doveroso far rilevare che il lotto 1, già dismesso, e il lotto abusivo confinante col lotto 3 (di 3300 m2, rilevato nel corso del processo penale) oltreché tutti gli interramenti abusivi dell’area vasta, stanno producendo percolato non intercettato e dunque inquinamento del suolo e delle acque di falda, e qui più che prevenire si tratta di sanare una situazione ormai degradata, che ove non tutelata prelude al disastro ambientale. Per queste ragioni è inevitabile che il sito dell’area vasta di Martucci venga inserito in tale Piano.
Su tutti questi temi si rammenta che la Commissione Tecnica per la valutazione dello stato ambientale a Martucci (ribattezzata Tavolo Tecnico Regionale), voluta dal Consiglio Regionale nell’ormai lontano 2013, non ha ancora espresso il suo dovuto parere a beneficio dello stesso Consiglio per l’eventuale stralcio di Martucci dal vecchio (sic!) PRGRU, perché forzatamente e illegittimamente bloccata nei suoi lavori. A tal proposito giova sottolineare che trattasi di disposizione normativa ineludibile, perché parte integrante della Legge Regionale approvativa del PRGRU dell’ottobre 2013.
Mola, 12 luglio 2018
Associazione “Chiudiamo la discarica Martucci”

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